Sanità, cresce l’allarme: «Non si investe sul territorio»
«Il servizio sanitario regionale si sta allontanando sempre di più dai principi di universalità, equità e accessibilità. La sanità pubblica non può essere ridotta a un prestazionificio: deve tornare a prendersi cura delle persone e delle comunità». Con queste parole il segretario generale della Cgil Friuli Venezia Giulia, Michele Piga, ha aperto oggi al Cinema Ariston di Trieste l’iniziativa promossa dal sindacato sul futuro della sanità regionale.
L’appuntamento si inserisce nel percorso avviato dalla Cgil con il documento “L’importante è la salute”, al centro della manifestazione regionale del 4 aprile 2025, promossa insieme al Coordinamento Salute Fvg, e del confronto tuttora aperto con una vasta rete di comitati, associazioni, organizzazioni sociali e forze politiche impegnate nella difesa e nel rilancio del servizio sanitario pubblico.

Al centro dell’intervento di Piga la denuncia del progressivo smantellamento della sanità territoriale e del mancato recepimento dei principi contenuti nel Dm 77/2023, che individua proprio nella prossimità, nell’integrazione sociosanitaria e nella presa in carico i cardini del rilancio del servizio sanitario pubblico. «La domanda da cui partire – ha affermato Piga – è se il nostro sistema sanitario sia ancora davvero equo, accessibile e universale. I numeri dicono di no: quasi 200 mila cittadini del Friuli Venezia Giulia sono privi di medico di medicina generale, soprattutto nelle aree interne e nei piccoli centri, mentre cresce il numero di persone che rinunciano alle cure per le liste d’attesa o per l’impossibilità di sostenere i costi della sanità privata: un fenomeno che colpisce il 10% dei cittadini, con punte superiori al 20% tra gli anziani».
Secondo la Cgil, il quadro demografico e sociale della regione, che di qui al 2050 perderà quasi 100 mila residenti in età lavorativa (15-64 anni) e vedrà passare la popolazione over 65 dall’attuale 28% al 35%, rende ancora più urgente un cambio di rotta. L’invecchiamento della popolazione, l’aumento delle fragilità sociali, della povertà, del disagio giovanile e dei problemi di salute mentale richiederebbero infatti un forte investimento sui servizi territoriali, progressivamente indeboliti negli ultimi anni. «Abbiamo assistito – ha proseguito Piga – alla sostanziale cancellazione del ruolo dei Distretti, al ridimensionamento dei servizi di salute mentale e dei consultori, alla rottura dell’integrazione tra sanità e servizi sociali e alla progressiva sostituzione della presa in carico con un modello basato sulla sola erogazione di prestazioni, spesso affidate al privato. È venuta meno la continuità assistenziale tra territorio e ospedale, con il risultato di penalizzare soprattutto le persone più fragili». Particolarmente critica, secondo la Cgil, anche l’attuazione del Pnrr sul territorio: «Abbiamo visto soprattutto investimenti edilizi, cambi di denominazione e inaugurazioni, ma le Case di comunità rischiano di restare contenitori vuoti, privi di personale e di una reale integrazione con il sistema territoriale».

Il palco prima dell’intervento di Piga
Da qui la necessità di un’inversione a U da parte della Giunta: «Chiediamo con forza che si intenda il servizio sanitario come un vero e proprio sistema composto da realtà ospedaliere e territoriali e dai servizi sociali, che agiscano in sinergia per obiettivi di salute comuni. Non condividiamo la scelta della parcellizzazione dei servizi, della creazione di mille strutture impermeabili tra loro, della moltiplicazione dei riferimenti, della separazione tra sanità e sociale, addirittura della contrapposizione tra presidi ospedalieri messi uno contro l’altro. Bisogna ritrovare nel Distretto la regia di questo sistema sociosanitario, ridare dignità ai servizi della Salute Mentale, delle Dipendenze, della Prevenzione, ripensare al ruolo del personale che è una risorsa culturale e professionale e non solo mano d’opera, valorizzare la partecipazione delle comunità nelle scelte a partire dal ruolo dei Sindaci, troppo spesso chiamati solo ad avvallare supinamente scelte imposte dall’alto, non a rappresentare i bisogni della loro popolazione. Chiediamo che ci sia trasparenza e confronto sia sulla valutazione delle attività sia sulle scelte di programmazione, cosa finora sempre negata». Un appello rafforzato dalle parole di Cristiano Zagatti, responsabile integrazione politiche socio-sanitarie e contrattazione territoriale della Cgil nazionale, che ha concluso l’iniziativa. «Un forte rilancio dell’intervento pubblico e della partecipazione democratica al governo del sistema – ha detto Zagatti – sono il requisito indispensabile per fermare il declino della sanità pubblica e per garantire nei fatti il diritto universale alla salute. Per questo la Cgil è impegnata nelle iniziative di legge popolare sulla sanità e sugli appalti, che saranno presentate nei prossimi mesi, forti di un obiettivo minimo di firme già largamente superato nei primissimi giorni di campagna, a maggio, e di una straordinaria mobilitazione popolare che sta proseguendo su tutto il territorio nazionale sia con iniziative sul territorio che nei luoghi di lavoro»
