«Rai regionale, l’informazione in friulano deve partire»
«L’informazione Rai in lingua friulana deve partire». È l’appello lanciato dal coordinamento telecomunicazioni della Slc-Cgil del Friuli Venezia Giulia, che denuncia il ritardo nell’avvio della programmazione informativa in friulano sui canali regionali della Rai, ferma da diversi mesi nonostante i ripetuti appelli, trasversali e condivisi, arrivati dalle istituzioni, a partire dal Consiglio regionale, e nonostante i finanziamenti già approvati dalla Regione.
Il riferimento è alla legge regionale 19/2025, che ha destinato 1,2 milioni per il triennio 2026-2028, pari a 400 mila euro annui, affidandone la gestione all’Agenzia regionale per la lingua friulana (Arlef), con l’obiettivo di sostenere convenzioni con emittenti pubbliche e private e la realizzazione di telegiornali, radiogiornali e programmi di informazione in lingua friulana. A sostegno di un rafforzamento della programmazione in friulano anche la “Carta di Gorizia dei diritti delle comunità linguistiche nel servizio pubblico radiotelevisivo”, sottoscritta il 15 novembre 2025 dalle rappresentanze di tutte le minoranze linguistiche italiane. Al centro del documento la richiesta di una presenza stabile e qualificata delle lingue di minoranza all’interno del servizio pubblico, anche attraverso l’attivazione di un’informazione giornalistica quotidiana.
«A fronte di risorse già disponibili e di un consenso istituzionale più volte espresso all’unanimità, non è accettabile che il percorso attuativo resti ancora privo di tempi certi», si legge nel documento approvato dal coordinamento regionale Slc-Cgil. Da qui la necessità, per la Slc, di «definire rapidamente convenzione, modello organizzativo e cronoprogramma per l’avvio del servizio, valorizzando al contempo le professionalità giornalistiche, tecniche e produttive già presenti in azienda». Un’esigenza, questa, più volte richiamata anche dal Consiglio regionale, con l’approvazione trasversale di due mozioni (luglio 2023 e febbraio 2024) e della stessa legge 19/2025, anch’essa caratterizzata da un consenso unanime. Ecco perché, per la Slc-Cgil, «gli impegni assunti devono tradursi in un servizio concreto, qualificato e stabile».
