Innalzare tetto età autisti Tpl? Proposta assurda
Facciamo riferimento a quanto abbiamo appreso dalla stampa circa la proposta
messa in campo in Consiglio regionale ovvero di “un ordine del giorno in cui si
chiede alla Regione di farsi parte attiva presso il Governo di una proposta
normativa per superare il limite anagrafico dei 68 anni per il rinnovo della patente
D”, perché noi e molti lavoratori del personale viaggiante del Tpl ci siamo chiesti se chi avanza queste fantasmagoriche idee è ha conoscenza della normativa del settore e del lavoro in questione considerando che questo personale dopo i 60 anni di età è obbligato a visita annuale presso la commissione medica locale.
Il punto vero è che si vuole distogliere l’attenzione dai problemi veri che
attanagliano il settore del trasporto pubblico locale ed ancor di più in questa
regione: mancata esigibilità delle risorse già stanziate, automezzi vetusti, criteri di
affidamento della gara al massimo ribasso per 10 anni più 5, assenza di sistemi di
vigilanza a tutela della sicurezza, etc etc..
Ci preme ricordare inoltre, che per tutta la durata del Covid gli autisti del servizio
pubblico locale, riconosciuto essenziale, hanno sempre lavorato anche oltre il
dovuto per coprire frequentemente i turni dei colleghi ammalati e spesso senza
alcun dispositivo di protezione individuale ed in cambio hanno ricevuto e ricevono
solo sputi ed insulti, senza protezioni necessarie.
E poi chi non conosce la materia sappia che i nastri lavorativi prevedono micidiali
turni di cui il 30/40% dei tempi di impiego vengono trascorsi, nell’attesa della
partenza della linea, in luoghi con servizi fatiscenti o completamente assenti,
luoghi isolati e desolanti, con il caldo e il freddo. A questo si aggiungono continue violenze e litigi, per uno stipendio che per
quanto ci si impegni a malapena arrivi a fine mese se sei bravo.
Le aziende del trasporto pubblico locale presenti sul territorio regionale non sono
state in grado di introdurre una politica lungimirante per sopperire alla mancanza di autisti ma hanno fatto la cosa più semplice: mantenere tutti i servizi in azienda, caricare sulle spalle dei conducenti rimasti ulteriore lavoro, con doppi turni, corse aggiuntive, limitazioni e annullamento di ferie e permessi. Il tutto regolamentato da una normativa risalente ai tempi di Vittorio Emanuele III,
re d’Italia.
Quindi, perché questi lavoratori dovrebbero restare in produzione oltre il dovuto?
Forse perché sono stati ridotti ad una specie di schiavitù moderna a basso costo
ed altissimo rendimento? Stipendi bassissimi nonostante le nostre innumerevoli lotte sindacali per turni
massacranti che sgretolano anche i nuclei familiari più audaci e con una scarsissima
considerazione da parte della società civile.
Inoltre, la proposta avanzata non sarebbe risolutiva del problema ma semplicemente rimanderebbe la questione di 2/3 anni più in là e poi? Perché invece di continuare a spremere i lavoratori oltre il dovuto non si pensa di investire in retribuzioni, contribuzioni, condizioni di lavoro, sicurezza?
Migliorare la condizione lavorativa degli autisti è fondamentale per garantire un
ricambio generazionale nel settore del trasporto pubblico oramai non più rinviabile, oltre a garantire un servizio sicuro ed efficiente per l’utenza regionale: queste sono alcune strategie concrete e innovative che potrebbero fare la differenza. Non si attuano perché costerebbero troppo e i soldi servono per le armi e le guerre, per i vitalizi e le auto blu? E per fortuna che in questa Regione qualche cosina si è fatta, poco ma è pur
sempre qualcosa.
Povera Italia si diceva sotto il re di allora, e oggi? Povero autista, senza futuro e povero cittadino senza un servizio indispensabile.
ECCE CIVILTÀ
Dipartimento Tpl, Filt Cgil Fvg
Sasa Culev, segr. gen. Filt Cgil Fvg
