Appalti, la Cgil lancia la sfida dei diritti

Basta a piaghe come la precarietà, l’assenza di tutele (anche sul fronte della sicurezza), il lavoro povero, il gender gap salariale, in quel vasto mondo che riguarda i lavoratori occupati nella filiera degli appalti pubblici e privati (secondo una stima in Fvg sono tra i 60mila e gli 80mila). Lo ha detto forte e chiaro la Cgil che sta raccogliendo anche in regione firme per la sua proposta di legge di iniziativa popolare con lo slogan “Stesso lavoro, stessi diritti”. Una campagna che prosegue a pieno ritmo anche dopo il raggiungimento in pochissimi giorni delle 50 mila firme necessarie per depositare la proposta in Parlamento. Ieri, anche a sostegno dell’altra proposta di legge sulla difesa della sanità pubblica, sit-in e conferenza stampa nella centralissima Piazza Matteotti a Udine.

«Siamo qui – ha detto il segretario generale della Cgil Fvg Michele Piga – con lo scopo di dare significato e spessore ai contenuti della legge d’iniziativa popolare sugli appalti, peraltro affiancata da quella sulla sanità: sono i due temi dolenti che riguardano il lavoro da una parte, ma anche i servizi dei cittadini. È un tema che riguarda molte persone: in Italia ci sono 24 milioni di lavoratori, di cui 19 dipendenti, 1 milione di partite iva in monocommittenza e circa 3 milioni di lavoratori in appalti e subappalti pubblici e privati. Il 60% degli infortuni gravi o mortali avviene nell’appalto, il 59% dei quali in subappalto. Nel salario c’è un diffuso sottoinquadramento, l’esclusione della contrattazione del secondo livello e quindi minori livelli di intervento salariale, contratti nazionali diversi dai committenti e quindi lavoro povero. La nostra proposta si basa sul principio di stesso lavoro, stesso diritto, stesso salario. e si impronta sostanzialmente sulla dignità del lavoro e sulla parità di trattamento di tutte le lavoratrici e i lavoratori, indipendentemente che siano lavoratori diretti in appalti privati o in appalti pubblici. Dobbiamo smetterla con gli appalti finti che coprono o le responsabilità, come per esempio in salute e sicurezza da parte dei committenti, o una snellezza e un lavoro sottopagato da parte di enti pubblici, di regioni ma anche di imprese private, e quindi riportare la centralità del lavoro».

È intervenuta anche Daniela Duz, componente della segreteria regionale Cgil con delega agli appalti: «Il nostro sollecito per apporre la firma sulla proposta di legge sugli appalti è determinato soprattutto dal fatto che gli appalti sono l’emblema del lavoro povero e precario. Le lavoratrici e i lavoratori in appalto e in subappalto sono quelli che hanno meno tutele, meno diritti, meno salario, meno sicurezza. La proposta di legge – ha detto ancora la Duz – mira a ridare dignità a queste lavoratrici e questi lavoratori che svolgono un ruolo fondamentale a tutela della salute e della sicurezza di tutta la cittadinanza, e pertanto vuole irrobustire e implementare le tutele negli appalti pubblici e trasferire le conquiste che sono stati raggiunti in questi ultimi negli appalti privati. Quindi diciamo che lo slogan “Stesso lavoro stesso contratto” racchiude il significato profondo di questa proposta di legge di iniziativa popolare».