Legalità, le contraddizioni della Lega

Evidentemente la Lega è un partito bicefalo. Con la testa del capogruppo in Consiglio chiede di applicare seduta stante  il neonato reato di immigrazione clandestina chiedendo di chiudere gli ambulatori dedicati alla salute degli immigrati irregolari. La richiesta va contro l’art.32 della Costituzione che definisce quello alla salute un diritto fondamentale dell’individuo, contro il buon senso ed ogni principio di cautela: si pensi ad un immigrato che fosse colpito dall’influenza suina e non avesse più la possibilità di assistenza medica.
L’altra testa, quella dell’assessore Seganti, incentiva invece l’illegalità con un atto ufficiale della Regione. Pur ritenendo insensata e pericolosa la loro costituzione – assieme ai sindacati di Polizia, al Cocer dei Carabinieri, all’Associazione nazionale dei funzionari di Polizia – ci saremmo almeno aspettati che il regolamento consentisse di far parte delle “ronde”, destinate alla difesa della legalità, soltanto a chi ha la fedina penale pulita. Invece questa possibilità è estesa anche a coloro che «non abbiano riportato condanne penali superiori ad un anno».
Ho chiesto ai legali della Cgil di fare una ricognizione sui reati che rientrano in tale fattispecie, con l’avvertenza che essa si riferisce – come leggiamo sulla stampa – non a reati che prevedano una condanna minima di un anno, ma semplicemente a «condanne non superiori ad un anno». Il che vuol dire che fra patteggiamenti, riti abbreviati e attenuanti varie potranno concretamente far parte delle ronde e “garantire” la nostra sicurezza coloro che possono essere stati condannati, ad esempio, per: 
– aver detenuto illegalmente mezzi di spionaggio; 
– aver istigato a disobbedire alle leggi;
– aver partecipato ad associazioni sovversive; 
– aver offeso l’onore e il prestigio del Presidente della Repubblica e aver villipeso la Repubblica;
– aver impedito l’esercizio dei diritti politici;
– aver istigato a commettere delitti contro la personalità dello stato; 
– aver assistito chi ha partecipato ad una banda armata; 
– peculato;
– malversazione a danno dello stato;
– aver percepito indebitamente erogazioni pubbliche;
– essere stati corrotti; 
– aver istigato alla corruzione; 
 aver abusato del proprio ufficio;
– aver usato violenza o minacciato un pubblico ufficiale;
– aver oltraggiato un magistrato in udienza;
– millantato credito;
– aver usurpato una funzione pubblica;
– aver esercitato abusivamente una professione;
– aver frodato nelle pubbliche forniture;
– aver simulato un reato;
– aver giurato il falso;
– aver esercitato arbitrariamente le proprie ragioni con violenza sulle persone;
– aver vilipeso un cadavere, violato una tomba o occultato un cadavere;
– istigazione a delinquere;
– piromania;
– aver adulterato prodotti non alimentari in danno della salute pubblica;
– aver commerciato sostanze alimentari nocive;
– delitti colposi contro la salute pubblica o la sicurezza sul lavoro;
– aver speso e fatto circolare soldi falsi;
– falso in atto pubblico;
– aggiotaggio;
– atti osceni in luogo pubblico;
– incesto;
– aver maltratto moglie, marito o figli;
– lesioni;
– rissa;
– omicidio colposo;
– abbandono di minori o persone incapaci;
– omissione di soccorso;
– ingiuria, diffamazione, minaccia;
– sequestro di persona;
– corruzione di minorenne;
– aver interferito illecitamente nella vita privata di qualcuno
– aver intercettato abusivamente qualcuno;
 furto;
– truffa;
– appropriazione indebita;
– contravvenzioni varie per adunata sediziosa, impiego di minori nell’accattonaggio, fabbricazione clandestina di esplosivi, ubriachezza, possesso di chiavi false e grimaldelli, atti contrari alla pubblica decenza, ecc.).
In questo elenco mancano le condanne previste da leggi speciali su sicurezza nei luoghi di lavoro, immigrazione, ambiente, edilizia, urbanistica, la cui violazione non impeisce, in moltissimi casi, di far parte delle ronde.
Non c’è che dire: un bel palmares per chi sarebbe chiamato a difendere i cittadini. Rinnoviamo dunque al Presidente Tondo la richiesta di ritirare il regolamento per evitare, nel migliore dei casi, che la Regione cada nel ridicolo; nel peggiore, che i cittadini, disgustati, si allontanino ulterirmente dalla politica e dalle istituzioni.
Franco Belci, segretario generale Cgil FVG