Edilizia e legno-arredo, non si ferma l’emorragia di lavoro

Oltre 10mila posti di lavoro persi dalla fine del 2008, di cui i due terzi nel
legno e arredamento, almeno un migliaio di lavoratori in cassa integrazione
straordinaria o interessati da contratti di solidarietà, oltre alla diffusione
di fenomeni di precarietà, evasione fiscale e contributiva, mancato rispetto
delle norme della sicurezza, legati anche alla piaga degli appalti al massimo
ribasso. Questo, nell’analisi della Fillea-Cgil del Friuli Venezia Giulia, il
quadro dei due grandi comparti rappresentati dalla categoria, costruzioni e
legno, due fra i più colpiti dalla crisi economica e finanziaria. A tracciarlo
il segretario Villiam Pezzetta, in occasione del direttivo regionale convocato
questa mattina nella sede della Cgil provinciale di Udine, alla presenza di una
cinquantina di delegati e del segretario generale Walter Schiavella, leader di
una categoria che conta 360mila iscritti a livello nazionale e circa 8mila in
regione.
EDILIZIA. Il settore delle costruzioni, indotto escluso, conta oggi 11.300
addetti a livello regionale, contro i 14.4000 di fine 2008, con una perdita
dunque di 3.100 posti (e 700 imprese). A questo si aggiunge il ricorso alla
cassa integrazione,che nel 2012
ha toccato i 2,5 milioni di ore, il 25% in più del 2011
e il triplo del 2008. « Non ci sono risorse – dichiara Pezzetta – e il patto di
stabilità ha ridotto ulteriormente le opere pubbliche. Ad aggravare la
situazione il criterio del massimo ribasso con cui vengono appaltati ancora
oggi molti lavori, esasperando la competizione tra imprese, abbassando la
qualità dei lavori, la sicurezza, il rispetto di norme e contratti. Tutto
questo – rimarca il segretario – con la beffa finale dei mancati risparmi per
le casse pubbliche, a causa di rincari in corso d’opera che a volte coprono
interamente il ribasso iniziale».
LEGNO-ARREDO. Ma la crisi ha effetti pesantissimi anche nel comparto del
legno-arredo, che in regione conta circa 26mila addetti, circa 7 mila in meno
rispetto all’inizio del 2008. «Tutte le grandi aziende – dichiara ancora
Pezzetta – hanno avuto in questi anni un calo di fatturato mediamente del 20%,
in molti casi strutturale, cioè non recuperabile. Quasi tutte le medie-grandi
aziende, inoltre, hanno fatto ricorso o ricorrono agli ammortizzatori sociali: la Cigs e i contratti di
solidarietà, cioè quelli previsti per crisi strutturali, oggi riguardano circa
un migliaio di lavoratori del settore». L’impatto più grave lo subiscono i due
distretti della Sedia e del Mobile. «Il manzanese – questi i numeri della
Fillea -ha perso negli ultimi cinque anni circa 3.500 addetti e 250 aziende, il
distretto del Livenza, sul versante pordenonese, 2.800 addetti, di cui 400 solo
negli ultimi 4 mesi per il fallimento di 12 aziende».
LE PROPOSTE. Rilanciare le iniziative per la riqualificazione edilizia e il
risparmio energetico, anche attraverso iniziative che coinvolgano più comuni,
finanziate con fondi Ue. Incentivare il recupero e la valorizzazione dei centri
storici, la messa in sicurezza delle scuole, l’edilizia agevolata, la qualità
degli ambienti urbani, anche attraverso politiche di incentivazione del credito
a imprese e famiglie. Queste le proposte che la Fillea-Cgil lancia alla
Giunta che la Regione
nella prossima legislatura, «nella convinzione – spiega Pezzetta – che
l’edilizia resta un fondamentale volano per tutta l’economia, con un indotto
che va dal mobile alla meccanica e che in regione vale almeno 140mila posti di
lavoro».
CONTRATTI. L’attenzione della categoria, in questa fase, è anche rivolta ai
rinnovi di tutti i contratti nazionali del comparto: non solo edilizia e legno,
dall’industria e piccola industria al settore artigiano, ma anche lapidei, cemento,
laterizi e manufatti. «Una tornata contrattuale – ricorda il segretario
generale Schiavella – che a livello nazionale riguarda 1,2 milioni di
lavoratori e che il sindacato ha avviato presentando piattaforme unitarie,
sottoscritte da Cgil, Cisl e Uil». I rinnovi, per il segretario, rappresentano
un banco di prova importante non solo sotto il profilo economico, ma anche sul
piano delle regole. «Regole che soprattutto in edilizia – conclude Schiavella –
sono fondamentali per mettere ai margini le impresa irregolari, per garantire
quelle che competono sulla base della qualità e della regolarità lavoro».