«Per lavoro e pensioni solo spiccioli». La mobilitazione dello Spi verso lo sciopero

La logica delle novità previste in materia di fisco, che favoriscono i redditi più alti. L’assenza di un reale sostegno alle pensioni minime e medio-basse. L’aumento dell’età pensionabile dal 2027. La riduzione della spesa sanitaria pubblica, aggravata dai ritardi nell’attuazione del Pnrr e dalla carenza di interventi per la non autosufficienza e servizi territoriali. Sono i punti più critici della Finanziaria 2026 secondo il Sindacato pensionati Cgil, che in questi giorni sta organizzando un fitto programma di iniziative in vista dello sciopero generale contro la manovra, proclamato dalla Cgil per il 12 dicembre.
Dopo l’attivo provinciale dello Spi di Gorizia, tenutosi a Monfalcone lunedì, oggi è stato il turno di Udine, che ha riunito i suoi iscritti al centro Balducci di Zugliano, alla presenza dei segretari Natalino Giacomini (Spi Udine), Emiliano Giareghi (Cgil Udine) e Renato Bressan (Spi Fvg).
Domani toccherà a Pordenone e Trieste, con le iniziative in programma rispettivamente dalle 9.30 in Piazza del Popolo e dalle 10.30 in largo Barriera. A Pordenone è previsto un presidio sotto la Prefettura (con trasferimento a Cinemazero in caso di maltempo), a Trieste volantinaggi e un dibattito pubblico, con l’allestimento (meteo permettendo) di due gazebi. A entrambe le iniziative interverranno i segretari provinciali dello Spi e della Cgil, Giuliana Pigozzo e Maurizio Marcon a Pordenone, Daniela Bais e Massimo Marega a Trieste, dove parlerà anche il segretario generale Renato Bressan.
Al centro delle critiche dello Spi, come spiega Bressan, «una manovra ingiusta che colpisce sia chi lavora, sia chi è in pensione». Sotto accusa in particolare le misure fiscali, «che premiano evasori e redditi alti, con oltre 85% dei benefici concentrati nelle fasce più ricche, mentre redditi bassi e pensioni continueranno a subire gli effetti dell’inflazione e dell’erosione del potere d’acquisto». L’annunciato taglio dell’Irpef, sottolinea lo Spi, «si tradurrà per la stragrande maggioranza dei pensionati in un beneficio di pochi euro al mese, mentre il beneficio medio per gli operai sarà di 21 euro mensili». Novità negative anche per chi aspetta la pensione, con l’aumento di tre mesi dell’età pensionabile dal 2027, cui si aggiunge, già dal 2026, la mancata proroga di Quota 103 e Opzione donna.
A preoccupare ancora di più la parte relativa alla sanità pubblica: l’aumento nominale della spesa sanitaria corrisponderà in realtà a una diminuzione in termini di rapporto tra spesa e Pil, «che scenderà al di sotto il 6% del Pil, uno dei valori più bassi in Europa», denuncia ancora il segretario regionale dello Spi, «mentre avanzano ritardi sul Pnrr e resta drammatica la carenza di personale, soprattutto nei servizi territoriali». Da qui le rivendicazioni che la Cgil e lo Spi rilanciano nei confronti di Governo e Parlamento in vista dello sciopero del 12 dicembre e del dibattito parlamentare in aula sulla Finanziaria: «⁠Più tutela del potere d’acquisto di salari e pensioni, garanzia del diritto alla salute, in un Paese dove quasi 6 milioni di persone già rinunciano alle cure, un finanziamento adeguato della legge sulla non autosufficienza, politiche a sostegno dei redditi più bassi e del diritto alla casa, no all’aumento della spesa in armamenti».