La Filt: «Autorità portuali, no allo “scippo” delle risorse»

«Appropriarsi delle entrate di ogni singola Autorità portuale per poi poterle gestire senza vincoli legati allo sviluppo della portualità sarebbe una vera e propria sciagura. I porti italiani necessitano infatti di investimenti importanti, fondamentali per dare risposte adeguate ai nuovi scenari geopolitica internazionale». È quanto affermano Saša Čulev e Stefano Mauro, segretario generale e responsabile porti della Filt Cgil Friuli Venezia Giulia, in una dota in cui criticano duramente la riforma dei Porti varata dal Governo e in discussione in Parlamento. «Affrontare le sfide che abbiamo davanti senza adeguati mezzi significa condannare i porti italiani a un arretramento strutturale», scrivono Čulev e Mauro, favorevoli a una «cabina di regia unica finalizzata alla gestione della settore nel complesso», ma fermi nel denunciare «lo svuotamento di ruolo e di risorse che si prospetta per le sedici Autorità portuali italiane, penalizzandole nel confronto con le altre realtà europee e mediterranee».

Per quanto riguarda nello specifico Trieste, «ottant’anni contraddistinti da politiche di emarginazione ed isolamento dello scalo hanno avuto un barlume di speranza con la gestione D’Agostino-Sommariva e buttare a mare questa esperienza, magari con soluzioni militaristiche, condannerebbe per sempre questa realtà straordinaria a un immeritato oblio», si legge ancora nella nota, con un esplicito riferimento alla scelta del nuovo segretario generale dell’Authority. «Il porto di Trieste e tutta la portualità del Friuli Venezia Giulia – scrivono Čulev e Mauro – hanno una dignità che va rispettata e verrà pretesa, forti anche della consapevolezza che Trieste è l’unico scalo italiano con un porto franco e che le varie norme di natura nazionale e internazionale vanno rispettate fino in fondo».

Altro nodo affrontato nel documento quello relativo alla definizione del lavoro usurante e dell’incentivazione all’esodo dei lavoratori portuali, al centro di un difficile confronto con il Governo. «La battaglia sul lavoro usurante – si legge nel comunicato – verrà portata avanti a prescindere, contrariamente a quanto spera il Governo. Sul fondo incentivazione all’esodo le parti sociali hanno prontamente cercato di coinvolgere l’esecutivo subito dopo la sottoscrizione del contratto nazionale, ma fino ad oggi non è stata espressa la minima volontà di raggiungere una soluzione: i segnali che arrivano dalla compagine governativa sono chiari e assolutamente deludenti. Esiste un evidente posizionamento del governo e conseguentemente del Ministero nel non voler dare risposte in merito. Il tutto a scapito di migliaia di lavoratori portuali italiani che non potranno accedere al fondo di incentivazione all’esodo, con le aziende impossibilitate a sbloccare il conseguente turnover per il cosiddetto ricambio generazionale».

L’auspicio della Filt è che su tutti i temi sul tavolo possa esserci una presa di posizione anche da parte dei sindacati di categoria di Cisl e Uil. Da qui la proposta di un’assemblea unitaria dei delegati portuali della regione, da tenersi, suggeriscono Čulev e Mauro, lunedì 30 marzo.

IL COMUNICATO FILT FVG