Calo demografico, salari, crisi: si complicano gli scenari del lavoro

Un mondo del lavoro che invecchia e che perde potere di acquisto, a causa dell’inflazione, della diffusione dei rapporti precari e delle diseguaglianze salariali. Tutto questo in una società che vede accentuarsi il calo demografico e l’invecchiamento, non compensati dall’immigrazione, chiamata anche a compensare le partenze dei nostri giovani verso l’estero.
IL REPORT È il quadro che emerge dal report sull’occupazione e sul mercato del lavoro in regione, presentato oggi a Udine da Michele Piga, segretario generale della Cgil Fvg, e dall’economista dell’Ires Alessandro Russo, che ha curato l’indagine. «Se il dato complessivo – commenta Piga – ha visto una progressiva crescita dell’occupazione e una tenuta nel 2025, a preoccupare è l’impatto delle dinamiche demografiche, aggravato dall’esodo dei nostri giovani, e di quelle reddituali, che evidenziano la pesante perdita del potere d’acquisto da parte dei lavoratori dipendenti. Ma preoccupano ancor di più, in prospettiva, i segnali di crisi che incombono sul manifatturiero, soprattutto dopo l’esplosione della vicenda Electrolux».


LA CRISI Se dai dati sulla cassa integrazione nel primo semestre non emergono sintomi di rallentamento della produzione, sul territorio rischiano di aprirsi diversi fronti di crisi, anche in relazione al clima di tensione e incertezza che grava sullo scenario globale, alla guerra con l’Iran e al suo impatto su costi energetici e supply-chain mondiali. «Accanto alla vertenza Electrolux, che allarma anche per il suo potenziale impatto sull’indotto, e all’impasse su StarTech, dobbiamo fare i conti con un fisiologico rallentamento dell’edilizia e del legno e con situazioni di difficoltà che, a macchia di leopardo, caratterizza i comparti della meccanica», dichiara ancora Piga. Non senza evidenziare «la prioritaria necessità di politiche industriali, nazionali e regionali, che sostengano il ruolo chiave del manifatturiero, il settore che più di ogni altro ha garantito sviluppo, valore aggiunto e reddito per i lavoratori».
DEMOGRAFIA E LAVORO Tra i dati salienti del report quello relativo all’invecchiamento della forza lavoro. Nonostante la lieve crescita dell’occupazione giovanile registrata dall’Istat nel 2025, gli under 30 rappresentano appena il 6,7% degli occupati, mentre gli over 50 continuano a crescere, superando ormai il 43%. Parallelamente continua a ridursi la popolazione in età lavorativa, soprattutto nella fascia tra i 30 e i 49 anni, con effetti che rischiano di pesare sempre di più sulla tenuta del sistema produttivo. Un fenomeno destinato ad aggravarsi: «Nei prossimi 25 anni – spiega Alessandro Russo – il numero di residenti nella fascia 15-64 anni potrebbe diminuire di quasi 120 mila unità. E nemmeno un’intensificazione dei flussi migratori appare al momento in grado di compensare, nel medio periodo, la denatalità e l’emigrazione dei giovani italiani. Gli squilibri del mercato di lavoro, pertanto, non potranno che acuirsi, aumenterà il numero di settori e imprese in difficoltà nel reperire lavoratori e l’età media degli occupati crescerà ulteriormente».
OCCUPATI E ASSUNZIONI Il 2025, come detto, è stato un anno di tenuta dell’occupazione. L’occupazione media si è attestata a quota 527.600, stabili sul 2024 ma circa 20.000 in più rispetto al periodo pre-Covid. Continua a crescere l’occupazione over 50 (+6.900), che rappresenta oltre il 43% del totale e il tasso di occupazione raggiunge il 69,4%, mentre la disoccupazione resta al 4,6%. In lieve calo, nei primi nove mesi del 2025, le assunzioni nel privato, scese del 2,1%: segni meno per i contratti a tempo indeterminato (-4%), per quelli a termine (-3,6%) e soprattutto l’apprendistato (-10,3%).
RETRIBUZIONI REALI IN PICCHIATA Allarmante il dato sul potere d’acquisto delle retribuzioni dei lavoratori dipendenti, che hanno pagato un duro pedaggio all’inflazione del biennio 2022-23, non compensata dai rinnovi contrattuali, e anche, come ha sottolineato Piga, alla diffusione del precariato e del dumping contrattuale, in particolare nel turismo e nel terziario. Tra il 2019 e il 2024, si legge nel report, il valore medio è diminuito del 5,8% in termini reali. Le retribuzioni medie annue lorde nel privato evidenziano inoltre forti differenze tra settori. La ristorazione registra i valori più bassi (11.300 euro nel 2024), mentre nell’industria la media si attesta a 33.000 euro. I divari sono legati anche al genere, con le donne che percepiscono in media un terzo in meno degli uomini, all’origine dei lavoratori: gli extracomunitari, infatti, guadagnano oltre il 30% in meno rispetto ai cittadini Ue.

I CONTRATTI ATIPICI In Fvg i lavoratori somministrati (interinale) calano dopo anni di crescita, ma aumenta lo staff leasing, che nel 2024 arrivava a 5.200 addetti (17,9% del totale). Crescono i lavoratori intermittenti, vicini a quota 20.000 (sempre 2024), soprattutto tra gli under 30 e nei settori della ristorazione, del commercio e del turismo. Cresce anche il lavoro stagionale, con un picco di 11 mila addetti a luglio 2024.
INVECCHIA LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE Specchio ed espressione più marcata dell’invecchiamento degli occupati la pubblica amministrazione. Tra i quasi 90mila dipendenti pubblici della regione uno su 2 (il 49% nel 2024) ha più di 50 anni, mentre gli under 30 sono solo il 6,7%. La retribuzione media è di 36.100 euro, ma le donne (che rappresentano il 60% del pubblico impiego in Fvg) guadagnano il 24% in meno degli uomini. Nel 2024 le assunzioni risultavano in crescita, trainate da scuola e sanità, ma cresceva anche il lavoro a termine, che riguarda il 13,3% degli addetti e oltre il 30% nella Scuola.

Il report Ires – Cgil (estratto)

Il report Ires – Cgil (versione integrale)