Servizio sanitario regionale, serve una manutenzione straordinaria

di FRANCO BELCI *
E’ indubbiamente necessario un intervento di manutenzione straordinaria del sistema sanitario regionale che, partendo dalle criticità e dall’evolversi dei dati epidemiologici, punti a una riorganizzazione che migliori il livello dei servizi e tenga sotto controllo la spesa. Nella scorsa legislatura si scelse invece la strada dei tagli lineari, dapprima con la proposta di un’unica Asl che avrebbe portato all’accentramento burocratico indebolendo il legame col territorio; successivamente con la legge che dimezzò il numero di aziende e distretti senza il conforto di alcuno studio sui possibili effetti rispetto ai bisogni di salute e senza alcuna garanzia di effettivi risparmi. Il nostro disaccordo si basava sulla convinzione che il percorso di riforma debba essere costruito attraverso un solido lavoro preparatorio sorretto da analisi, approfondimenti tecnici e dal confronto di esperienze e punti di vista rispetto ai quali il contributo di quanti operano nel settore, dalle rappresentanze sindacali a quelle delle professioni, avrebbero potuto portare idee e proposte. Una costruzione complessa, che non può reggersi solo su dati contabili che in Sanità sono raramente univoci.
Faccio alcuni esempi. In una ricerca presentata ieri si sostiene che tra il 2007 e il 2010 la nostra Regione ha avuto il maggiore incremento della spesa sanitaria con un tasso medio annuo di crescita del 6,4%. Ma i dati illustrati esattamente un anno fa dall’Istituto Healt Management e riferiti al 2011 ci pongono invece al 5° posto, dopo Val d’Aosta, Bolzano, Trento e Liguria. Secondo la Ragioneria generale dello Stato, la cui rilevazione si riferisce a una diversa scansione temporale, tra il 2002 e il 2006 l’incremento è stato del 4,6%, nettamente inferiore al 5,8% nazionale.
Nel periodo 2006-10 la tendenza si è invertita portandolo al 5,3% a fronte del 2,8% nazionale. Ma, sempre secondo la Ragioneria, tra il 2010 e il 2012 il tasso di incremento è sceso all’1,6%, in piena media italiana. Pur assumendo il dato di una crescita della spesa superiore a quella media, esso va inoltre letto tenendo conto di almeno tre variabili: l’addensamento in FVG degli over 65 la cui percentuale (23,4%) è la seconda in Italia; la spesa in rapporto al Pil che ammonta al 6,4% rispetto al 6,8% della media nazionale; e, last but not least, l’indice di gradimento del SSR che è del 82,2% a fronte del 56,1% medio nel Paese. Il tutto con risparmi di gestione delle Aziende che per il 2011 ammontavano a 22,5 milioni e con un tasso di attrazione extraregionale che ci colloca al quinto posto in Italia, con un saldo positivo di oltre 22 milioni.
Sarebbe forse giusto allora partire da questi ultimi dati, certi e incontrovertibili, che dimostrano come il nostro sistema eroghi servizi di buon livello rimanendo in sostanziale equilibrio. Certo, si può fare di più e meglio, ma non attraverso tagli lineari, bensì attraverso interventi di riorganizzazione. Innanzitutto riscoprendo il ruolo della programmazione sanitaria e della prevenzione, poi intervenendo sull’assetto del sistema ospedaliero, riequilibrando la spesa tra ospedale e territorio e affidando a quest’ultimo tutta la gestione delle prime cure e della post-acuzie. Infine ricorrendo alla gestione centralizzata degli acquisti e assumendo scelte stringenti sull’appropriatezza delle prescrizioni. Sono convinto che sarà in questo modo che si potrà tenere sotto controllo la spesa garantendo contemporaneamente in tutta la Regione un livello omogeneo di servizi.
* segretario generale Cgil FVG