Occupazione, il 2016 si è chiuso col segno più

Tremila occupati in più rispetto al 2016, grazie alla
ripresa del lavoro femminile, che ha chiuso lo scorso anno con un recupero di
5mila posti. In calo invece l’occupazione maschile, a testimonianza delle
condizioni ancora difficili in cui versa il manifatturiero, con comparti dove
continua l’emorragia di posti di lavoro. In particolare la filiera delle
costruzioni, che nel corso del 2016
ha visto una nuova flessione di 4.000 posti. Questa la
sintesi dei dati Istat sul mercato del lavoro regionale, asggiornati al quarto
trimestre 2016, che registrano il secondo anno consecutivo chiuso col segno
più, dopo il minimo storico di 495mila occupati toccato nel 2014, come rileva
anche l’analisi di Alessandro Russo, ricercatore dell’Ires Fvg.
La media degli occupati nei quattro timestri dello scorso
anno si è attestata poco al di sotto di quota 499mila, proseguendo nel recupero
verso la soglia “psicologica” del mezzo milione, che la nostra regione non
tocca come valore annuale dal 2012 ma è stata raggiunta e superata nel quarto
trimestre 2016 (501.300). A livello territoriale Udine e Pordenone presentano
risultati positivi (rispettivamente +2.000 e +2.900 occupati), mentre Gorizia e
Trieste evidenziano diminuzioni. Tornando al dato regionale, l’aumento
registrato in Fvg (+0,6%) è stato inferiore sia a quello delle altre regioni
del Nordest (che nel complesso fa registrare un +1,7%), sia rispetto a quello
nazionale (+1,3%). Per quanto riguarda i settori produttivi, nel 2016 si
registrano incrementi in tutti gli ambiti (il comparto del commercio, alberghi
e ristorazione presenta la crescita maggiore, +3.100 occupati), tranne che in
quello delle costruzioni (-4,200 unità nell’ultimo anno). Confermata ioltre la
crescita del part-time, già sottolineata dalla Cgil con il suo allarme sul “lavoro
povero”: il tempo parziale è cresciuto infatti di 20.000 posti negli ultimi
anni e rappresenta oggi quasi il 20% dell’occupazione totale nella nostra
regione.
In crescita, sia pure lieve, anche il numero degli attivi,
dato dalla somma tra occupati e persone in cerca di lavoro. Anche in questo
caso il segno più è tutto da ascrivere alla componente femminile, il cui
incremento (+5.000) è però quasi interamente azzerato dal calo degli attivi fra
i maschi. A rendere più significativo (e positivo) il dato il fatto che questo
non si rifletta, come spesso può accadere, in un aumento dei disoccupati, che
risultano anzi in calo di 3.000 unita e si assestano poco al di sopra di quota
40mila, per un tasso di senza lavoro che scende al 7,5% (8% nel 2015) ma resta
più elevato tra le donne (9,4%, contro il 6% dei maschi).

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